Verso un museo della città.

La mostra Maria Teresa e Trieste. Storie e culture della città e del suo porto, allestita al Magazzino delle Idee, è un primo tassello verso quel museo della città di cui sentiamo tutti il bisogno per spiegare perché Trieste è così, come nacque e si sviluppò, perché ha questa architettura, questo porto e questa storia. A partire da trecento anni fa, ricostruiamo una visione di tipo espositivo e di lettura della città che non era mai stata data. Sono le riflessioni dell'assessore regionale alla Cultura, Gianni Torrenti, organizzata dall'Erpac (Ente regionale per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia) in collaborazione con il Polo Museale regionale e l'Università di Trieste, nell'ambito delle iniziative promosse da Una Donna è Trieste.

Con quadri, oggetti e installazioni, l'esposizione propone un percorso inedito tra storia, costume e società dedicato a Trieste e allo straordinario ruolo che Maria Teresa ebbe nello sviluppo urbano, sociale, politico e culturale del capoluogo regionale, anticipando il futuro con le sue riforme. La ricostruzione proposta al Magazzino delle Idee si articola, come ha ricordato Torrenti, dalle stampe ai pannelli interattivi in un percorso che indica come Maria Teresa abbia avuto un'idea dello sviluppo della città. Spesso la politica di oggi - ha aggiunto l'assessore - manca di visioni di lungo periodo, che invece allora ci furono ed ebbero effetti durevoli.

I ritratti che effigiano il potere e la famiglia della sovrana provengono dalla collezione Liechtenstein di Vaduz-Vienna e dal Castello di Miramare, mentre la vocazione marinara di Trieste, che ebbe slancio proprio negli anni teresiani, viene illustrata da reperti del Museo del Mare.

La mostra, accanto a un compendio di vedute a statuette e a oggetti e arazzi che testimoniano l'orientalismo settecentesco, è ricca di documenti sulle storie e i personaggi dell'epoca, da Matteo Pirona, il progettista del Canal Grande, marcato dalle spie veneziane, a Winckelmann e Casanova, e racconta una storia meno scontata e più innovativa da cui, come ha spiegato lo storico Daniele Andreozzi, emerge che Trieste, nonostante il grande ruolo di Maria Teresa, non fu la creazione di un demiurgo, ma fu invece la città del se pol [si può], che nacque per una sua capacità e che seppe imporsi al centro di una rete.

 

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