In morte di un archeologo

Una conferenza nel ricordo di Johann Joachim Winckelmann, che nasce a Stendal il 9 dicembre 1717 e muore a Trieste l’8 giugno 1768.

Mercoledì 6 dicembre alle ore 18, al Magazzino delle Idee (Corso Cavour 2), verrà proiettato il docufilm della RAI regionale In morte di un archeologo - Winckelmann, Trieste e il riscatto di una città alla presenza della germanista Maria Carolina Foi (Università degli Studi di Trieste) e degli autori Paola Bonifacio (storica dell’arte) e Piero Pieri (programmista-regista della testata).

Winckelmann viene infatti festeggiato con un duplice giubileo. La Winckelmann-Gesellschaft, che promuove la ricerca internazionale sul grande studioso, già da tempo organizza e coordina le numerose iniziative in agenda fra il 2017 e il 2018 per celebrare l’enorme, pervasiva influenza da lui esercitata nella cultura europea.

La storia racconta che Winckelmann, Prefetto delle Antichità del Vaticano, ideatore della scienza archeologica e della moderna storia dell’arte, si trova a Trieste di ritorno da un viaggio nella nativa Germania. Ricevuto alla Corte di Vienna pochi giorni prima, Winckelmann aveva incontrato il Consigliere Aulico von Kaunitz e l’Imperatrice Maria Teresa d’Austria.

Il racconto filmico che verrà proiettato affronta le ultime ore di Winckelmann che si avvia all’incontro con la morte, indagandone le strane e misteriose circostanze e proponendo nuovi scenari sulle motivazioni. Avvalendosi di testimonianze illuminanti e autorevoli - oltre che degli atti del processo conservati presso i Civici Musei - il documentario descrive gli aspetti legati all’estetica del Neoclassico - lo stile ispirato proprio dagli studi dell’archeologo - che il ricco ceto mercantile triestino scelse a propria rappresentazione.

«Si fa presto - scrive Maria Carolina Foi - a ripercorrere per sommi capi una vita che si svolge secondo una linea ascendente, bruscamente spezzata da una morte violenta e scandalosa. Figlio di un modesto calzolaio, il dotatissimo giovane acquisisce presto un’eccezionale conoscenza delle fonti antiche e inizia la carriera di precettore e insegnante, poi di bibliotecario. Dal 1754 è a Dresda: la cerchia dei suoi estimatori si allarga, la conversione al cattolicesimo gli spiana la strada per Roma. Il viaggio in Grecia, la patria sognata della sua anima, non si realizzerà mai. A parte brevi soggiorni a  Firenze e Napoli, Winckelmann trascorre a Roma i suoi anni più felici e fecondi lavorando nella biblioteca del cardinale Albani. Nel 1764 pubblica il suo capolavoro, la Storia dell’arte nell’antichità. L’anno prima era stato nominato Prefetto delle Antichità romane, un titolo prestigioso che suggella la sua fama nelle élites colte e cosmopolite del tempo. Nel 1755, poco prima di lasciare la Germania, Winckelmann aveva pubblicato un breve trattato, Pensieri sull’Imitazione delle opere greche nella pittura e nella scultura». Ma, conclude Foi, «è soprattutto la morte di Winckelmann a parlare un linguaggio dagli accenti sorprendentemente contemporanei: la strana melanconia di un viaggio interrotto, la sosta sulla via del ritorno a Roma, un incontro dai contorni ambigui e mai chiariti concluso da un brutale assassinio, sul quale si innesteranno le più diverse teorie del complotto. Quel mare ellenico, increspato alla superficie, ma calmo nel profondo, tante volte evocato da Winckelmann nei suoi scritti si rapprende alla fine nel mare di Trieste, scrutato da una finestra sulla Piazza Grande, nell’attesa fatale di un viaggio che non si compirà».

 

Maria Carolina Foi

Insegna Letteratura tedesca presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Trieste. Tra le pubblicazioni: le edizioni del Viaggio nello Harz di Heinrich Heine e del Don Carlos di Schiller, il volume del 2015  Heine e la vecchia Germania. La questione tedesca fra poesia e diritto. Fa parte del Comitato scientifico italiano della Winckelmann Gesellschaft per le celebrazioni dei giubilei del grande studioso.

Gli autori del docufilm RAI:

Paola Bonifacio

E’ Storica dell’Arte laureatasi in Conservazione dei beni Culturali all’Università degli studi di Udine, Specialista in Archeologia e Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea  presso l’Università degli Studi di  Siena. Scrittrice e curatrice indipendente di rassegne d’arte, già collaboratrice della Rai Regionale del Friuli Venezia Giulia per programmi d’arte. Attualmente riveste l’incarico di conservatrice della Pinacoteca Alberto Martini per conto della Fondazione Oderzo Cultura.

Piero Pieri

Programmista-regista alla Sede Regionale Rai per il Friuli Venezia Giulia, laureato in architettura all’IUAV di Venezia, curatore di programmi transfrontalieri come Alpe Adria Magazine e Lynx Magazine, conduttore di rubriche radiofoniche, autore e regista di numerosi programmi televisivi spesso di argomento artistico tra i quali va ricordata la serie in tre puntate Arte in Regione su  Serse, Antonio Sofianopulo e Julet Art Magazine,  La Porta che sta nell’Ombra  breve docu-film dedicato a Vito Timmel,  l’Arte in Casa Rai sulla collezione della Sede Regionale, il documentario 75 Anni e non li dimostra sulla storia di Radio Trieste, la fiction Tv Nel Nome di Verdi  e il documentario con Paola Bonifacio Una Abilissima Giocatrice, Miela Reina e l’Arte Viva.

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