La nuova città

La Chiesa Greco Ortodossa dal Molo Audace, già San Carlo. Ph. Promotrieste

La città nuova viene costruita tra la fine del Settecento e la metà dell’Ottocento sull’area delle antiche saline per fornire spazi abitativi e magazzini a quanti - per effetto delle liberalità concesse con la proclamazione del Portofranco da parte di Carlo VI e delle successive e conseguenti franchigie teresiane - vengono a stabilirsi qui per sfruttare opportunità che si presentano di grande interesse e sono uniche nell’Europa di allora. La struttura delle saline ha sicuramente condizionato i progetti di urbanizzazione: ciononostante la costruzione del borgo è il risultato di una esemplare pianificazione urbana. Una commissione edilizia è preposta al rispetto di regole ben precise e fissate nei minimi particolari. Per ogni nuova costruzione e per il suolo pertinente la norma è: edifici a tre piani e il sole doveva raggiungere almeno il primo piano. E’ prescritto che all’interno ci sia un cortile da adibire a giardino o anche ad orto. Lo schema viario previsto è un intersecarsi ad angolo retto di vie dritte che si aprono in piazze regolari, per lo più rettangolari.

La casa-tipo del proprietario, imprenditore o negoziante o commerciante mantiene caratteristiche codificate dall’uso e da precise disposizioni fino alla prima metà dell’Ottocento: ampi magazzini al pianterreno per deposito delle merci e uffici, abitazione al primo piano, uffici ancora al secondo, abitazioni per i domestici e personale vario nel sottotetto. Una modesta e pur dignitosa attività scultorea o di scalpellino intaglia capitelli e fregi, trofei e mascheroni mentre cominciano a comparire i primi nomi di artisti: come il Fusconi che erige le colonne e le statue di Carlo VI e quella accuratissima di Leopoldo I (poi colata in bronzo) e Giovanni Mazzoleni che decora le piazze cittadine con le sue fontane. 

La sobrietà dell’arte ispirata alle forme dell’antichità classica greca e romana, arte di reazione agli stanchi e involuti stilemi del barocco e del rococò, diffusa in tutta Europa dalla fine del Settecento non manca di imprimere il suo carattere all’architettura della città in espansione: con esiti felici al punto che il neoclassicismo ne divenne un costante attributo e una scelta di gusto anche per il futuro.

L’area prevista per lo sviluppo urbano è quella racchiusa tra il Canal Piccolo (quello che porta alla Portizza), il torrente (via Carducci) e il Canal grande anche se ben presto è ampliata fino al tratto terminale del torrente (via Geppa e via Ghega). Lo stesso Canal Grande, adibito allo smistamento delle merci, che penetra nel Borgo Teresiano dividendolo, avrebbe dovuto secondo un progetto attraversare tutta la città e raggiungere le saline di Zaule.

Il nuovo borgo si amplia gradualmente estendendosi prima ai piedi del colle, anche nella zona delle rive (Borgo Giuseppino), in seguito lambendo le balze di Cologna e di San Giovanni; si protese infine verso Barriera (Borgo Franceschino).

Sono i luoghi di culto delle varie comunità religiose che spiccano nel contesto cittadino: i campanili dei greci, la guglia dei luterani augustani, le cupole bizantine dei serbi e quelle del tempio ebraico oltre, naturalmente, a numerose chiese cattoliche. L’eterogeneità di chi ha preso temporanea o stabile dimora a seguito della proclamazione del Portofranco e la conseguente e prorompente espansione economica, culturale e demografica, unita alla contestuale emanazione delle Patenti di libertà di culto, ha realizzato una comunità nuova. 

Co-organizzatori


Con la partecipazione di








Sponsor


TOP