Maria Teresa e il porto

Pietro Kandler, Albo storico topografico della città e territorio di Trieste (ed. Italo Svevo)

Il salto che Trieste fa nel XVIII secolo per effetto di alcune decisioni prese da Maria Teresa, dai suoi predecessori e dai suoi successori è indiscutibile. Trieste viene a trovarsi in una posizione privilegiata nell’ambito dei piani della casa d’Austria che la scelgono fra le altre località limitrofe che si affacciano sul mare nonostante queste ultime godano di una rete viaria con l’entroterra decisamente migliore. I provvedimenti emanati da Carlo VI per favorire l’agibilità portuale, le attività commerciali e le costruzioni navali avvantaggiano istituzioni, personaggi e capitali che arrivano da fuori come ad esempio la Privilegiata Compagnia Orientale (1719) o la Compagnia delle Indie (1722). L’esclusione degli autoctoni crea malcontenti e fa nascere e crescere due città contrapposte che solo Maria Teresa riesce a fondere con l’abbattimento delle mura (1749), con l’estensione delle franchigie doganali vigenti nel porto all’intera città (1766) e il ritorno ad un’amministrazione affidata ad autorità locali. E’ così che Trieste si trasforma da porto in emporio, da centro medievale in grande città con un’intendenza commerciale che ha a sua disposizione norme per le ditte mercantili, per la navigazione, per il diritto d’asilo e una Scuola di matematica e nautica, destino ineludibile per generazioni di triestini. Vanno comunque ricordati almeno due provvedimenti determinanti in campo commerciale e marittimo emanati da Maria Teresa: l’Editto politico di navigazione mercantile (1774) e il regolamento di Borsa (1755) che istituisce questo fondamentale organo per lo sviluppo dei rapporti commerciali fra gli uffici statali locali e il corpo mercantile triestino con largo anticipo rispetto a quante avviene in altre città con analoga economia. 

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