Maria Teresa e Trieste

Fontana del "Giovannin del Ponterosso", del 1753. Ph Archivi Alinari per AcegasApsAmga, 150 anni di città. Trieste e Acegas

A svegliare Trieste dal suo torpore, nel sinus settentrionale del Mare Adriatico sempre più libero da Venezia, è certamente l’editto di Carlo VI che qui ha posto la prima pietra miliare della nuova via meridionale dei possedimenti austriaci. Ma è certamente Maria Teresa che apre Trieste all’età contemporanea, animandola di genti provenienti da ogni sito del Mediterraneo e di immigrati a caccia di fortuna nel nuovo porto emporiale. E’ la saggia amministrazione ben più del sentimento a rendere possibile l’operazione della sovrana che in quarant’anni di regno non ha mai messo piede a Trieste.

Abbattute le mura medievali unifica la città vecchia e quella nuova dedicata al commercio (fondata sulle saline) occupandosi di sanità intesa quale protezione dalle malattie di ogni fascia sociale. E’ per questo che costruisce l’acquedotto (per portare acqua corrente disponibile per tutte i ceti e combattere gli incendi), edifica un ampio lazzaretto, un orfanotrofio e costruisce un ospedale così grande da essere sufficiente ad una città tre volte più numerosa di quello che allora è Trieste. E’ per la gente di Trieste che riforma il sistema scolastico e fonda la Scuola Nautica. Eppure, a pensarci bene, Maria Teresa getta soltanto i semi di una città che germoglia in tutto il suo splendore dopo la sua morte nonostante la rapidità incredibile che l’impulso teresiano applica su Trieste.

Il Canal Grande come oggi lo conosciamo viene scavato da Maria Teresa ma quanto lo rende tutto intorno simbolo della città emporiale sorge anni dopo la scomparsa dell’Imperatrice che avrà modo solo di vedere i progetti. Tra il 1750 e il 1780, in un rapporto di stretta dipendenza, sorgono il Lazzaretto di Santa Teresa, il Borgo Teresiano, il Canale per l’attracco delle navi e il Cantiere di Odorico Panfili a testimonianza che il consolidamento del Portofranco determina l’organizzazione di nuove zone del territorio adatte per gli insediamenti commerciali ed abitativi. Lo sviluppo commerciale, infatti, va di pari passo con la questione etnica che si apre e che si perpetua nella divisione tra il vecchio e il nuovo cittadino di Trieste. E’ il Borgo Teresiano l’emblema dei nuovi cittadini, contraddistinto com’è da edifici con chiare funzioni commerciali: la presenza di ampi magazzini al piano terra, zone abitative poste al piano nobile, piani superiori dedicati agli uffici o affittati e sottotetti adibiti ad abitazioni per persone più modeste. Solo dall’unione della tradizione patrizia con la tradizione mercantile si sviluppa davvero il centro manifatturiero dell’Adriatico grazie ai denari di Vienna, allo sviluppo delle infrastrutture e l’urbanizzazione del territorio. Pensiamo in particolare alle opere di difesa che vengono realizzate tra il 1758 e il 1769 con la Borsa, il Palazzo della Luogotenenza (1764) oltreché al primo cantiere navale di Trieste noto come lo Squero di San Nicolò: è l’inizio di quel traffico che solo tra il 1770 e lo scoppio della Rivoluzione francese raddoppia sia il volume che il valore delle merci tra l’Austria e il Vicino Oriente. 

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